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Malessere

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fine-del-mondo_principale[1]

Sonetto

ABAB ABAB CDE EDC

Con quale forza ti costringe il male

che sugge il sangue, avvelena e mai tace

ferma il moto dell’anima vitale

ed imprigiona dove non c’è pace.

 

L’inferno brucia e l’alto grido sale

dal balbettio dell’ essere incapace

di liberare dalla pece l’ale

avvinte da un malessere tenace.

 

E mi ribello al male che ti afferra,

sento la colpa invadermi le vene

 e temo di lasciarti perso e solo

 

dove per te e per altri non c’è volo,

in un distratto mondo tra le pene

del disperso non luogo della terra.

Marisa Cossu

ABBRACCIO

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Frida-Kahlo-Amoroso-abbraccio-universo-dettaglio[1]

Frida Kahlo, L’abbraccio amoroso dell’ universo, 1949

L’ abbraccio infinito dell’ Universo

circonda la terra in mani grandi

dove ogni cosa nasce, si trasforma

e si spegne nel rito del ritorno.

Ci sono uomini, alberi e pianeti,

città di pietra, nel vasto mistero

che stringe l’ invisibile al visibile,

cosciente amplesso del dolore eterno,

presenza della vita e della morte;

ma brucia in  un grumo di sangue,

in un piccolo cuore pulsante,

il centro amoroso dell’abbraccio,

nella notte trafitto da un unico grido

dove gli opposti hanno la stessa voce,

sono la stessa semplice cosa,

costretti alla comune essenza

nell’accogliente ventre della terra.

© Marisa Cossu

Inferno

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Minotauromachia-Picasso[1]

Pablo Picasso, Minotauromachia 1935

Molti pensano all’Inferno come ad una città di fuoco

che mai conosceranno tra i tanti paesi irraggiungibili

e anch’io riesco a vedere il male solo fuori di me

nel ferro e nelle rovine di una estranea violenza;

ma l’Inferno è dentro, nel groviglio delle emozioni,

nella colpa personale da scontare con la vita;

non potrò perdonarmi se non nella paura di me stessa

nel trasparente imbuto dell’essere non vista nel silenzio

di solitarie navigazioni in un vuoto d’aria.

La mia dolente città si popola di ombre indifferenti

nei vasi comunicanti di una estranea comunicazione

e scende in me con i voraci mostri del panico;

di notte scava nel mio sangue l’uccello nero d’ansia

e solo all’alba vola da una finestra aperta.