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La città si risveglia

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C[1]

La Città Ideale, 1480-1490, attribuito a Piero della Francesca.

La città si risveglia:

rumori di ferro e di motori rompono il giorno.

Mentre ancora la notte si avvolge nel tepore delle coltri.

i vivi camminano su scale mobili,

corrono in fretta, vanno a scuola,

guidano i bus e alzano saracinesche.

I giornali strillano titoli uguali di assolute verità.

È presto per i Palazzi:

il potere attende di spingere i bottoni

ed esce dalla sua tana a sole alto

come un gobbo porta-fortuna

a mostrare le sue banali fattezze umane.

Le strade si riempiono di storie contemporanee;

nell’aria sale l’odore dei caffè.

I morti giacciono in città sepolte nel silenzio,

ma non sono scomparsi nel nulla,

sono tra la gente non visti,

trasparente memoria  del tempo.

I poeti li vedono sui fogli dei libri,

sulle immagini deturpate appese ai muri,

li guardano negli occhi della gente comune

e  Immaginano di identificarsi e di soffrire insieme.

Tutto si muove in questa rumorosa città :

ciascuno deve correre per sempre.

Volevo costruire una città

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Taranto,Tamburi

Taranto,Tamburi

Da giovane volevo costruire una città,

issare una bandiera spavalda sulle torri,

entrare nelle stanze del potere

dove nessuno puo’ guardare;

sognavo di abbattere fumanti ciminiere

dipingere di verde gli autobus scrostati,

cancellare la scuola trasmissiva

e il politicamente corretto.

Volevo cambiare la gente qualunque,

quei borghesi piccoli piccoli

che non sanno creare e vivono

in comode, immorali roccaforti.

Da giovane lottavo per un mondo migliore,

mi appassionavo alla vita della città;

ma ora gli amici hanno famiglia

e molti sono stati travolti dalla vita;

altri sono andati altrove a costruire strade.

Ora scarseggiano ideali e bandiere

e se qualche sogno è rimasto,

lo lascio vivere dimenticato in un armadio

per indossarlo quando sono triste.

© Marisa Cossu

Recita di Natale

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Il fatidico giorno è arrivato. Stanchi, stressati ed entusiasti, alunni ed insegnanti si dedicano con frenesia agli ultimi preparativi della recita nella grande aula destinata a teatro dell’ esibizione. Gli alunni trasportano con gran rumore le sedie da diverse aule, aiutati da bidelli scontenti e brontoloni; i più vivaci approfittano della situazione per dar sfogo alla contenuta iperattività di quelle ore cruciali, altri esplorano la scena o si nascondono dietro il grande tendone azzurro trapunto di stelle dorate. Luigi non si muove: sempre accanto a me, stringe tra le mani un lembo di tenda azzurra a coprire la metà del viso; se mi allontano, mi trattiene per la giacca. Luigi è il bambino “che non sa leggere, che non comunica come gli altri”. Schivo e taciturno, tuttavia non rifiuta di stare con me in questa emozionante avventura.

Disposte le sedie in file ordinate, ora iniziano ad arrivare i genitori e i nonni mentre i bambini si affrettano ad indossare i costumi di scena guidati da due insegnanti ormai esausti e  del tutto privi di voce. I genitori di Luigi sembrano contenti, ma i loro sguardi appuntati sul figlio spesso tradiscono frustrazione e rassegnazione allo stesso tempo.

Il mio compito, ormai esaurita la fase della preparazione degli alunni, consiste nel tenere a bada tre o quattro angioletti, per niente degni di questo nome, che si contendono un paio d’ali e alcune coroncine ottenute da un filo dell’albero di Natale. Devo anche fungere da suggeritrice agli attori più distratti o smemorati e, dulcis in fundo, manovrare a tempo la colonna sonora della recita che a tratti  si trasforma  in un musical pieno di danze e movimenti imprevedibili. So per certo che qualche attacco non sarà ineccepibile, che qualche bambino creerà qualche contrattempo, che le cantanti e i pastori stoneranno. Qualcuno confonderà il proprio posto, ma sono convinta che ci sia bisogno di questi momenti di aggregazione vissuti tra novembre e dicembre. Una gran fatica che ha visto molto disordine, tanta allegria ed altret- tanta voglia di esprimersi. Luigi durante la preparazione della recita e in tutte le attività pratiche e artistiche connesse, aveva osservato tutto con aria distaccata, aveva opposto un comportamento solitario e di rifiuto anche nelle situazioni più esilaranti. Ora guarda ciò che accade, ma io sono sicura che conosca tutte le canzoni imparate in classe.

Sul palcoscenico, davanti al cielo stellato della tenda blu, è stata costruita una capanna in polistirolo, adeguatamente dipinto dai ragazzi,  sormontata da un tetto di paglia mista a strine di carta luccicante: all’interno le sagome in cartone di un bue e un asinello, immancabili in una qualsiasi rappresentazione natalizia.

Marika, in un lungo abito di raso celeste ed un velo bianco appuntato da una coroncina sui lunghi e riccioluti capelli neri, sgrana gli occhioni tutta compresa nel suo ruolo di Madonna mentre contende Cicciobello ad una bimba vestita da Stella Cometa che vuole tenerlo un po’ tra le braccia.

Un gruppo di angeli sta provando “Tu scendi dalle stelle” con la diamonica e il coro, elettrizzando gli animi in attesa dell’inizio imminente,  mentre i pastori sono ormai disposti presso la capanna. San Giuseppe invita  Marika  a prendere posto disponendosi al lato della mangiatoia ricolma della stessa paglia del tetto della capanna.

Tutti gli angioletti che prima si rincorrevano nel corridoio strappandosi pezzi di ali e tirandosi le tuniche giallo-oro, come per incanto si fermano e prendono il proprio posto. Dimenticavo di parlare della Stella Cometa buona e d quella più birichina che non credeva del tutto agli accadimenti straordinari di quella magica notte: le due si sarebbero confrontate in modo canoro accompagnato da una mimica e da una gestualità davvero divertenti, all’inizio della recita … Stella Cometa che brilli lassù

Ecco, ci siamo: le luci si spengono e la capanna si accende, le stelle iniziano la loro colorata intermittenza, la musica si leva in quell’attimo di sospesa emozione, i cori cantano a tempo, tutto sembra muoversi verso una luce soprattutto interiore. Una voce narrante,è Giuliano vestito da Re con una folta barba bianca, recita le parti salienti della rappresentazione e, al momento giusto, compaiono i personaggi in quel presepe vivo e in movimento illuminato da lanterne e lampade nascoste.

Io non sento nient’altro che la musica, le voci dei bambini, i cori degli angeli. Anche il pubblico è silenzioso ed attento: sembra svanita in un respiro liberatorio tutta l’ansia dell’ attesa, sembra annullata la fatica ; la tensione si scioglie.

Ma l’emozione più profonda accade quando Luigi inizia ad applaudire e corre verso la capanna tra gli altri ragazzi, esce dall’amara prigionia per un attimo di comunicazione.

Sono senza fiato e provo l’istinto di correre anch’io dietro Luigi, quasi per proteggerlo da quel mondo che non può capirlo. Mi fermo in tempo, mentre i compagni e tutte le stelle lo abbracciano. Giulia, Emma e Carla, mie colleghe e compagne di avventura, mi guardano finalmente con un sorriso affettuoso ed io mi sento protagonista di un evento speciale, indimenticabile, che mi ha segnato con la potenza della sua semplicità e del suo significato.

Ma non finisce qui, perché nel sentire gli applausi e nel vedere la commozione delle famiglie, l’orgoglio per il lavoro dei figli e la sincera partecipazione, anche a me spuntano due lacrimucce d’amore per questo meraviglioso mondo.  Ogni giorno della mia vita con vera passione, dono me stessa e ricevo in cambio esperienze che resteranno in me per sempre.

©Marisa Cossu

 

 

 

…GIUSEPPE NON SA LEGGERE !

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scuola[1]

Inizio dell’anno scolastico in un Istituto Comprensivo, di cui non posso fornire altri particolari, e suono della campanella: chiasso, voci allegre dei ragazzi, saluti, abbracci e …si parte per la nuova avventura! Mi sembra sia trascorso un secolo da quel giorno di settembre in cui conobbi Giuseppe nella piccola e disadorna aula destinata alle mie attività di insegnamento.

Mi guardavo intorno con un certo sconforto : ad una parete bianca erano appesi il crocifisso e una carta geografica; c’ erano un armadietto di legno chiaro senza serratura con i segni dei precedenti lucchetti, una lavagna nera, qualche banco verde con sedioline dello stesso tipo, una cattedra vecchio stile con sedia in legno, una finestra da cui potevo osservare il verde spontaneo di un giardinetto con quattro alberi di magnolia; sulla porta era stato applicato pomposamente un cartellino con la scritta EQUIPE.

Pensavo alle cose da fare quando sulla soglia dell’ aula irruppe un’ intera famigliola composta da genitori e figlio e, prima che potessi proferire parola, la donna si catapultò verso di me, molto agitata e con voce lamentosa quasi piangente disse:- GUSEPPE NON SA LEGGERE !- In quel grido mise fuori di sé tutta l’ ansia, la preoccupazione e le disfatte accumulate nei lunghi anni in cui Giuseppe non aveva appreso a leggere come tutti gli altri bambini, tanto più che i suoi fratelli maggiori erano già al liceo e sapevano leggere benissimo. Il padre se ne stava in disparte con uno zainetto stracolmo poggiato sulle scarpe in un atteggiamento di silente subordinazione all’ attivismo della moglie e di consolidata rassegnazione; del resto per lavorare al banco di fiori del mercato in cui esercitava un discreto commercio, non era necessario essere dei letterati ! Fu allora che rivolsi il mio sguardo su Giuseppe, acme di tutta la storia, e mormorai sottovoce , parlando a me stessa:-…non sa leggere!- Il ragazzino dimostrava circa undici anni e mi guardava tra il seccato e il faceto, un grosso sorriso stampato sulla faccia con rassegnata sopportazione, quasi a dire:  -” ora basta, sono stufo, io sono così e così resto” –

L’ impatto con la realtà di Giuseppe e la presa in carico di tutta la la famigliola avvenne in quello stesso istante nella totale oscurità del mio  e del loro destino: in quel “non sa leggere” c’ era la vita e la storia di un bambino, all’apparenza normalmente dotato, segnato da profonde frustrazioni, da interventi familiari e scolastici inadeguati, finito nella sua ed altrui indifferente inazione,  pigro, indolente, scarsamente socializzato, a volte assente e distratto e incapace di concentrarsi nel compito, altre ribelle e intollerante e con insufficienti livelli di apprendimento non solo nella lingua italiana scritta e orale, ma anche nel calcolo,  nella risoluzione di problemi e nelle altre  discipline.

Due ripetenze in seconda e in quarta elementare lo avevano convinto della sua ineluttabile diversità e avevano impresso su di lui il marchio della disistimia e dell’ esclusione; perciò i genitori, disperati e impotenti, lo avevano sottratto alle presunte incomprensioni e ingiustizie della scuola già frequentata per iscriverlo in un’ altra, la mia per l’ appunto.

Bisogna spiegare che all’ epoca dei fatti non esistevano studi ed esiti di ricerche alla portata degli insegnanti sui problemi di apprendimento della letto-scrittura, né una legislazione che consentisse la considerazione di tale disabilità, la DISLESSIA ,tra quelle certificate dalla ASL; i primi interventi normativi  risalgono ad una C M del 5 ottobre2004 e alla legge  8 ottobre 2010; prima di allora  la dislessia  era considerata sintomo di  ritardo nelle abilità cognitive,  di mancanza di interesse per lo studio e di limitate risorse intellettuali.

Mi resi subito conto del fatto che Giuseppe non fosse una tabula rasa, infatti conosceva molte cose e con sforzo aveva comunque conseguito parte delle competenze basilari in tutte le discipline; piuttosto aveva inciso il suo animo la consapevolezza dell’ incapacità ad essere come gli altri. Con i compagni, alle assenze improvvise seguivano normali relazioni ed era diventato molto simpatico per il suo atteggiamento di indifferenza e critica verso gli insegnanti del modulo di classe quarta in cui era stato inserito ad undici anni.

Iniziò così un lungo percorso di attività psicopodagogiche , individuali o di gruppo, che dalle frammentarie conoscenze in mio possesso mi portò ad iscrivermi all’ “Associazione genitori bambini dislessici” e alla frequenza di vari corsi di specializzazione. Acquistai libri e materiali didattici che, in assenza di una legislazione ad hoc per l’innominata DISLESSIA,  fu tutta a mio carico (- ma cosa c’ è di nuovo sotto il sole ?- diranno i miei colleghi ancora in attività !).

Per fortuna per la prima volta potevo utilizzare il computer installato recentemente dopo un corso obbligatorio di 50 ore presso un Istituto Tecnico: acquistai subito i programmi di letto-scrittura e portai Giuseppe in un mondo sconosciuto dove agiva meglio di tanti suoi compagni. Direi che imparammo insieme  a scrivere sulla tastiera !  Per due anni proseguirono gli incontri con i genitori con gli insegnanti, con il personale della ASL che operava con me sui casi  certificati, ma non su Giuseppe, agendo sia  sul fronte psicologico e relazionale, sia su quello prettamente didattico con metodi e mezzi  talvolta arbitrari e sperimentali. Seguivo i bisogni di Giuseppe, mi fermavo quando lui si fermava, lo stimolavo e valorizzavo ad ogni piccolo passo e lui seguiva me perché avevo imparato a non spazientirmi per la sua lentezza e per il limitato tempo di attenzione. Scoprii anche il bel canto di Giuseppe ed i suoi coloratissimi disegni cose che mi permisero un approccio più intimo, equilibrato e gioioso, mentre l’ uso della calcolatrice lo aiutò a superare le incertezze nei problemi del calcolo.

Non furono tutte rose e fiori , ci furono momenti di grande sconforto e non sto qui a raccontare tutte le ore vissute con Giuseppe, i miei e i suoi sogni, le mie e le sue ansie, le scarse certezze, le mie e le sue piccole vittorie.  Ho continuato a seguire Giuseppe per altri tre anni contenta per i risultati raggiunti. Poi la mia vita ha ripreso il suo corso in altre avventure e in altri contesti.

Qualche mese orsono mi sono recata al mercato dei fiori   per acquistare una pianta e ho incontrato il nonno e la nonna di Giuseppe ai quali mi ero tanto affezionata :- E Giuseppe, dov’è, che cosa fa?-  ho chiesto salutandoli affettuosamente e loro mi  hanno raccontato che dopo aver conseguito il diploma di geometra si era arruolato in Marina, sapeva leggere benissimo ed era molto felice.

LA DISLESSIA ( D S A) è un disturbo specifico di apprendimento che consiste nella difficoltà dei soggetti colpiti a leggere velocemente e correttamente ad alta voce in assenza di insufficienti capacità intellettive, a scarsa istruzione, a deficit personali.

“Secondo L ‘International Dyslexia  Association  (I D A), la dislessia è  una disabilità dell’ apprendimento di origine neurobiologica”

Oggi i dislessici hanno diritto ad una certificazione precoce e ad interventi personalizzati di vario tipo in carico alla scuola con insegnanti di sostegno e alle strutture sanitarie territoriali.

Marisa Cossu