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Conoscenza

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Di conoscenza l’uomo varca il regno

alla grande scoperta del sapere

e indaga nel mistero con l’ingegno

dove l’amore genera il volere.

 

Sol “chi ama conosce”, questo è il pegno

di chi si affanna per poter vedere

l’essenza delle cose e sfiora il segno

dell’infinito bene , nelle sfere

 

del ritmico ingranaggio cuore-mente

dove nascono idee, sensi e passioni

che non capiamo. E ci sentiamo persi

 

tra i poli opposti di forti emozioni,

soli e smarriti, dal vuoto sommersi,

ma nulla noi vediamo chiaramente.

 

Marisa Cossu

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Ricerca

 

Anch’io sono salito sulla cima

di un acero d’argento rivestito

per incontrare Dio, mai visto prima;

 

lo sguardo contemplava l’infinito

le verdi valli e l’infuocata lava,

lì del Signore il segno era scolpito.

 

E vidi l’uomo figlio di quel segno,

ricurvo e solo, perso e senza appiglio

nell’eterna ricerca di quel Regno.

Marisa Cossu

Il mio presepe

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Il mio presepe

 

Il mio presepe dalla culla vuota

tenero e antico mi sommuove il cuore

quando discioglie i veli del passato,

che passato non è col suo dolore.

E ancora inchioda al tempo

il mio tormento per il bambino

che più amavamo in terra

come splendente dono del Signore

e fu lucente stella messaggera,

un bel fiore sbocciato in una serra

e poi  lampo svanito

di una cometa alata

ormai discesa con l’argentea coda

tra gli angeli dipinti sullo sfondo

del perenne presepe senza luce,

dipinto in casa come arcaico segno.

 

Marisa Cossu

 

Il silenzio

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R. Guttuso, Mimise che dorme, 1941

Il silenzio genera l’invisibile.

I pensieri prendono forma,

le cose respirano, si animano,

sussurrano il proprio nome,

emergono dall’ombra

e, come stelle fisse,

splendono di luce propria.

Volano nella stanza

le lievi sostanze mai viste,

entrano nel vasto abisso dell’io,

vivono, si nutrono di solitudine

prima che il segno diventi parola,

la parola che scrivo, che sento,

l’unica traccia d’amore.

Marisa Cossu

VITA

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Ivan Ajvazovscky, fine ‘800. Nave sul mare in tempesta

 

Per questo mare mosso da tempesta

passa la nave mia sfidando i venti

tra i flutti del viaggio che s’appresta.

Lungo la rotta degli incantamenti

 

alla deriva vado come legno

abbandonato in facili illusioni

che della  meta più non trova segno

ma cicatrici e rughe di passioni.

 

Come fuscello mi sommerge l’onda,

che brucia e sferza sale nei miei occhi

quando perduta credo l’altra sponda,

 

e da lontano sento già i rintocchi

di una campana dalla voce tonda

che mi consoli e come manna fiocchi.

Marisa Cossu

Goccia

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Giulia Melillo, pittrice, Bolla d'acqua

Giulia Melillo, pittrice, Bolla d’acqua

Liquida tra le dita

scorre l’iride d’acqua

dissolta nella pioggia;

la sua forma è segno

di una breve onda

apparsa per un attimo,

dispersa e trasparente,

inesistente soffio che ti bagna

scivolando sul corpo

come il tempo fuggente.

Così accade che i fiumi

siano flussi scorrevoli,

imprendibili gocce senza conta,

congiunte dalla vita nell’inizio

e lasciate nel mare solo infine.

© Marisa Cossu

Messaggio

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Alex Ruiz, Notte stellata di Van Gogh, opera d' arte digitale

Alex Ruiz, Notte stellata di Van Gogh, opera d’ arte digitale

 

E se fossi io stessa

messaggio, segno,

squarcio dell’ universo

che a tutti comunica qualcosa;

se anch’ io brillassi,

isola lontana,

per svelarmi stella

senso e parte del còsmo;

e se fossi parola di comete

nella magia di una notte stellata

e mezzo inconsapevole

dei suoni e degli annunci,

delle domande di terre e cieli

che contengono il mondo,

della cosmogonìa del pieno e  vuoto,

della  materia e del suo segno opposto;

e tutto fosse, infine,

coscienza immersa nel flusso della vita,

ed io non fossi sola a contemplare

la rete di risposte venute dal mistero;

se potessi capire, ricordare,

e poi dimenticare,

dissolvermi nella marea sublime

dei messaggi in cui tutto è spiegato,

voce io stessa e semplice parola.

 

 

LA VOCE DEI DIPINTI

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Caravaggio, La Conversione Di San Paolo 1601

Caravaggio, La Conversione Di San Paolo 1601

Silente poesia

segno senza parola

pensiero rivelato dalla mano

che diede forma e senso al tuo mistero,

allo spazio recluso in cui trattieni la bellezza

evanescente e vera, e appari come sei,

creatura di tutti e di nessuno,

senza tempo né luogo, immobile ed eterna.

Un’ idea, un pensiero, un’ invenzione

venuti a disegnare con mondi di colore

la storia delle immagini create dalla mente.

Io sento la tua voce appassionata

intrisa di memorie e in me si accende

la ragione della tua presenza

unica e originale, imitazione

di ciò che appare in te voce interiore,

e canto dello spirito,

linguaggio più sonoro

che parola