Archivi tag: sera

Memoria persa (2)

Standard

Created using eddy's pixelmaxx

Frida Kahalo, Le due Frida 1936

 

 

Pane dorato, franto da una lama

di sole, ultimo raggio, è il volto tuo

 dai solchi della trebbia

 segnato ed appassito

 mentre crescevo, esile spiga d’oro,

sotto il tuo sguardo mite;

ma il grano muta in pane,

 in te si chiude di parola il suono;

negli occhi laghi di umido smeraldo,

dove i pensieri e la memoria persa

nei lembi della sera hanno dimora.

Il tuo viso di terra nutre ancora

la mia anima e il corpo:

 impallidiscono i confini noti;

il vento soffia le morte stagioni,

 scaglie impalpabili del tuo perderti

vanno lontano, lievi,

forse in un gioco d’ombra

dove ti seguo muta a poco a poco.

Ti sono madre nella triste pena,

fantasma d’espiazione,

e ti assecondo in questo strano vuoto.

Marisa Cossu

 

CANZONE

Standard

 

Capo-Nord-La-meta-dei-motociclisti-1024x768-695x521[1]

 

 

Canzone

A sera sale il vento sopra il mare

e soffia la sua musica di sale

sulle distese rive fino ai monti

dove sbiadisce il viola sul confine

e muore il giorno in un lento declino

che della vita recita la fine

nel tramontare carico di uccelli

neri e silenti come i miei pensieri.

Così volge nel tempo il mio destino

e altrove fugge l’ombra della vita

col sole che nell’acqua l’ha rapita.

 

Potesse il vento muovere le stelle,

aprire il cuore ad una luce nuova,

cantarmi dentro come primavera

e rinnovare in me quei sentimenti

di speranza e di amore sospirati,

alla notte che avanza, ai miei tormenti

chiudere il passo, vivere di luce,

quando la giovinezza reca amore

e non esiste l’ansia del domani;

presto consuma il tempo la bellezza

dei giorni lieti lascia una carezza.

 

Canzone mia, cosa sussurra il vento,

quale confine insieme varcheremo

che non sia solo immagine fittizia

ma fuoco e fiamma di parole nuove

volate dalla pagina già scritta

verso la musa che all’amore muove

come un sospiro fatto di emozioni;

forse merletto che s’increspa a riva

in anse misteriose e gorghi oscuri;

così il tempo ricama nel cammino

di nostra vita un magico destino.

 

Adesso la visione mi consola

d’essere vento e sole e come l’aria,

ritorno a sera a ricontar le stelle:

oltre i confini di una vita grama,

lascio gli affanni e le passioni vuote

in un lontano altrove che mi chiama.

Senza voltarmi indietro seguo il vento,

seguo le stelle e il sogno mi attraversa,

anche il morir del giorno si disperde

e s’apre il cuore ancora alla bellezza,

con essa già rivedo la salvezza.

Marisa Cossu

 

 

 

Verità

Standard

Quadro  (allo specchio)

 

Disegnavi con le mani

le tue parole,

i pensieri volavano lievi,

come ali d’uccello

discorrevano sulle labbra

in versi brevi.

 

E sorridevi con gli occhi,

con il corpo illuminato

dall’interno splendore

della tua intima verità,

io già ombra del vissuto

abbandonato alla sera.

 

Non appariva immagine

di forme, linee o punti,

sospesi ai fili delle dita,

destavi senza voce

dal nascondiglio

del tuo essere esistito,

il desiderio di possederti

bene infinito e nudo.

 

Oh divina presenza,

all’apparire ti mostravi vera,

l’essere nell’assenza nascondevi.

Nel divenire incerto della vita,

la mia ombra sbiadiva con la sera

e a me l’avaro tempo ti rubava.

Marisa Cossu

 

 

 

Io dimoro

Standard

Alexandre-Cabanel-xx-The-Evening-Angel-xx-Musee-Fabre[1][1]

Alexandre Cabanel, The Evening Angel 1848

La casa attende la notte:

io dimoro in me stessa

come in un nido di rovi;

le spine non mi feriscono

perché il mio corpo è l’ombra

che avvolge impalpabile la sera

e fruga tra i pensieri perduti

per cercarne uno solo

che abbia senso di vita,

uno, in cui tutto sia incluso

e resista alla nebbia del tempo.

©Marisa Cossu

 

Beati i giorni

Standard

dsc_0026_-_copia[1]

Barbara Missana, Nudo dietro la grata, 2013

Beati i giorni della fame di luce,

avidi di perfezione e di bellezza,

assetati di pura conoscenza

con l’impulso di correre nel vento

non so dove e neanche so perché;

ma le mani ghermivano alla vita

ogni dolcezza; si vestiva d’attesa

ogni bacio rubato senza amore

in quel tempo felice sol di esistere;

beati i giorni della pelle di luna

sui corpi intatti in polvere di stelle;

nessun dolore ancora, nessun pianto,

nessuna goccia di cristallo agli  occhi,

nessuna illusione caduta oltre la siepe

alla fine di un attimo felicemente breve,

un soffio del giovane respiro della vita.

E non ricordo se in essa si aggirasse

non vista, l’ombra che a sera si nasconde

furtiva smettendo di esistere col sole,

se seguisse i miei passi la regola nemica

nella corsa implacabile del tempo.

© Marisa Cossu

La mia sera

Standard

La notte,Operadigitale

La notte, Opera digitale

La mia sera va di strada in strada

con i rumori e i profumi del giorno

già trascorso e la notte attorciglia

stellati rampicanti alla nascente luna,

si adagia sulla terra e sospende la vita

ai sogni che si apprestano nell’ombra

e si svelano bianchi, confusi, vaghi

nel sottosuolo magico del sonno.

Resto nel covo di una finestra aperta

dove anche un gabbiano ha fatto il nido;

ma non dormo, godo la notte tiepida,

penso al domani che ripete il tempo,

al gelsomino che si schiude all’alba.

© Marisa Cossu

Mare

Standard

Claude Monet, Marine,

Claude Monet, Marine,”Pourville”,1881

Entro nel mare stellato della sera

dove il giorno affonda nudi piedi di luce

nel curvilineo abbraccio del tramonto.

Trema un  guizzo d’argento riflesso

sulla lontana linea dell’orizzonte

e già bussano le mani della luna,

con ali carezzevoli, sulla traccia del vento.

Mai il mio corpo lascerà le serene profondità

in un fluttuante manto di alghe marine,

dietro scie di navi, verso lidi di nostalgia;

non c’è più ritorno dal silenzio;

pescatore il mio cuore, delle cose perdute

nel perpetuo ripetersi del tempo.

© Marisa Cossu

Sera d’ottobre

Standard

aerea[1]Taranto, Isola e ponte girevole.

 

Mite sera d’ ottobre,in te discendo

con l’ ultimo bagliore di sole

nel violaceo orizzonte

e ammiro la nascente luna e la sua stella

affacciate sulle bianche terrazze

della città marina.

Qualcuno è entrato prima di te

negli antichi palazzi di carpora e tufo

a spogliare la vita

nelle viuzze dell’ Isola,

nelle case dagli occhi spalancati,

nei portoni dimenticati

abbandonati al tempo,

che tu ricopri con amorosa cura

col perlaceo mantello.

In te mi perdo e seguo il segno

di un vicolo di antica pietra

dove un lampione

se ne sta in disparte nell’ odore del mare

e mi accompagna nella notte

annunciata dall’ umido scirocco

che sa di sale e di uccelli marini.

Forse è il presagio di un inverno

privo d’ alberi e foglie, senza rifugio

per incontrare in sogno un’ emozione

di smaglianti colori.

Sono lontani gli alberi che costeggiando il mare

s’ infittiscono in pinete piene di suoni

dove le canne ondeggiano al soffio della brezza.

Ora mi parli dell’ inverno e mi mostri i suoi segni

da te ancora addolciti, e mi trattieni

sull’ umido selciato di un deserto molo

dove anch’ io sia preda dei gabbiani

che sorvolano il porto tra alte grida.

Il cancello azzurro. ( Poesia e dipinto ad olio su tela di Marisa Cossu )

Immagine

Il limite schermato dalla vetrata
si ergeva con la sua croce
tra i fiori bianchi de capperi selvatici
aggrappati per caso all’ antico muro,
bellezza di un giardino proibito
solo intravisto, tra l’ intreccio antico
di rami e foglie.
Il trasparente accesso esibiva
nell’ aperta aria, l’ allegro invito
di piccoli uccelli…
ma tu, libero dal tempo già vissuto,
non volevi andare, non osavi,
legato da te stesso ad un amore
esclusivo e totale
…Tocca vibranti corde di chitarra
l’ invisibile Musa delle ore
e aspetta fuori dalla tua finestra.
Il canto vola, con l’ ultimo uccellino
della sera.