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Il silenzio genera …

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Foto di Violeta Dajlji- Bukurie

 

 

 Il silenzio genera

l’invisibile vita delle cose

e qui nasce la danza

delle indurite forme

che nella vuota stanza,

escono dagli armadi e dalle teche

a respirare l’aria che lasciamo,

quando da casa usciamo

o mentre tutto dorme:

dai libri le parole,

dalla conchiglia l’alito del mare,

dall’orologio un battito di ciglia

e sul quadro cammina

sopra l’erba di un prato,

come se fosse vera, una bambina.

Magico vuoto pieno di parole

appena mormorate,

della mia assenza nutri un’altra vita.

Marisa Cossu

 

 

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Il silenzio

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R. Guttuso, Mimise che dorme, 1941

Il silenzio genera l’invisibile.

I pensieri prendono forma,

le cose respirano, si animano,

sussurrano il proprio nome,

emergono dall’ombra

e, come stelle fisse,

splendono di luce propria.

Volano nella stanza

le lievi sostanze mai viste,

entrano nel vasto abisso dell’io,

vivono, si nutrono di solitudine

prima che il segno diventi parola,

la parola che scrivo, che sento,

l’unica traccia d’amore.

Marisa Cossu

Accade a volte

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Le lacrime di Feryja, Gustav Klimt

 

Accade a volte che la mente vaghi

per notturne traiettorie in pensieri di eternità:

la vita dissolta nella morte, lo scorrere del tempo,

il solco degli uccelli nel cielo senza fine

lontano e inconoscibile che continua a girare

indifferente non so dove, né come,né perché;

forse gli opposti vivono in un unico abbraccio

e si separano solo nella paura del silenzio,

si avvolgono nell’acme dello stesso grido,

la stessa voce di qualcosa che nasce,

apre la terra, gioisce del respiro dell’erba,

la stessa voce di qualcosa che cade

nel segreto di un’ombra di memoria.

Marisa Cossu

Immagina

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Gian Carlo Calma, Il malessere interiore

Quando vedrai la terra

ricoperta di pietre

e il silenzio dei vivi

scenderà nel fossato

dei fantasmi…

immagina,

non arrenderti,

immagina e allontanati

dall’abisso di fango;

immagina

e vola più in alto

della sensibile realtà.

Tu, angelo stanco

dalle ali di pece,

immagina.

Marisa Cossu

Poeti

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Stormi migranti ( imm. dal web)

Si può cadere talvolta in un vasto silenzio,

in un cupo incanto di solitudine

dove vivere è finzione e il malessere avvolge i sensi.

Qui i fiumi risalgono impervi declivi,

gli alberi sono liquide ombre sospese,

nulla è come sembra.

La stanchezza del vivere ti prende,

ti assale la vita,

ti ruba pensieri e parole e non sai più chi sei,

se ci sia un luogo della tua anima per riposare

in te stesso, nascondervi fili di poesia.

Io sono un uccello impigliato alla croce di un campanile,

il grido strozzato trascorso nel labirinto dell’essere

di una debole realtà imprigionata;

sono un’ombra di fumo fremente, la forza di un libero volo…

E voi amici, stormi migranti dall’unisono canto,

partite dalle spiagge d’Oriente

e siate qui al tramonto per il compianto

quando un estremo battito d’ala,

dirà che muore uno di voi,

un solitario poeta e, in alcun modo,

sarete capaci di salvarlo.

Marisa Cossu

Il silenzio

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Il silenzio genera l’invisibile;

i pensieri prendono forma,

le cose respirano, si animano,

sussurrano il proprio nome,

si nutrono di solitudine,

emergono dalla memoria

e come stelle fisse

splendono di luce propria.

Nell’infinito volteggia

la lieve sostanza sospesa

della coscienza sommersa;

entra nell’abisso muto dell’io,

dove l’ignoto mai visto si svela

prima che il segno diventi parola,

la parola che scrivo, che sento;

una flebile traccia d’amore.

Marisa Cossu

ARITMIA – Premio letterario “Albero Andronico”-

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Premio letterario Albero Andronico, Sala della Protomoteca in Campidoglio, Roma, 3 Aprile 2015 Protomoteca in Campidoglio, Roma,

Premio letterario “Albero Andronico”, Sala della Protomoteca in Campidoglio, Roma, 3 Aprile 2015

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Aritmia

Da questi palpiti incalzanti

del cuore e delle vene,

dal dolore del petto e delle braccia,

stasera sfido il varco della morte

la soglia che mi chiama dal mio giorno.

In me suonano i tamburi della foresta,

sibilano le canne scosse

da un forte vento;

sulle sponde infuria la burrasca.

stridono i gabbiani impazziti

fuori e dentro me.

Perché gemono

milioni di ombre sofferenti,

gettano il lacerante urlo

alla pareti, nell’armadio,

aggrappate all’albero

adombrato dalla finestra…

perché l’assassino perseguita

la mia stanchezza

con luci intermittenti

e disarmonici suoni…

Vorrei cadere in un silenzio

più profondo del mare

per non sentire la tenace voce

della cosa che mi trattiene.

Non è solitudine più vasta

dell’immenso, consapevole addio.

Vorrei chiudere gli occhi nel silenzio,

che cessi il rumore del mio petto,

che salga in me la calma,

il sonno, la luce di un mattino

mai vissuto.

(Poesia inedita di Marisa Cossu, presente nell’Antologia pubblicata da “Albero Andronico”)

…E Buona Pasqua a tutti gli amici lettori e visitatori del mio blog!

Posso calpestare il silenzio

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Posso calpestare il silenzio questa notte

tra le pareti di una vuota attesa

e un cielo curvo dal volto lunare

affacciato a una finestra aperta;

plenilunio di Marzo, in me si sveglia

desiderio di semi, del tenue vento

di una nuova, sperata primavera;

ma le stelle brillano altrove questa notte

sono con te nel limbo inconoscibile

dove hai portato gli occhi tuoi lucenti

troppo lontano in un’arca di vetro

in fondo al mare della mia memoria.

Posso sdraiarmi questa notte su tappeti

di nostalgia, addormentarmi nella trama

di un sogno e richiamarti indietro

mentre t’inoltri verso la tua luce

dimentico di me, tu Marzo risvegliato

da un altro amore in una nuova vita.

© Marisa Cossu

Finiscono le parole

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Gaetano Previati, Il sogno 1912

Finiscono le parole.

Le consuma la notte

nell’ aranceto dalle piante

incoronate di oscurità,

la notte di polvere nera

posata sui fossi della terra,

la notte del silenzio,

delle parole deposte nude

in un cesto di vimini

in un angolo dimenticato,

quando più nulla origina

dall’ interna passione,

non sale il canto essenziale

dalle zagare profumate.

Finiscono le parole

come spente fiammelle,

non significano nulla,

non pesano, non parlano,

vuote attendono che fiorisca

il giardino dello spirito,

che s’ illumini dei gialli

miracoli invocati.

Ora una dolce  tristezza

affonda radici nel ventre

oscuro e molle della terra;

sopra di me piante distorte

ed incompiuti tronchi

hanno voce di tempo

troppo antico per la memoria.

Anch’ io ho i miei frutti,

ma stanno per essere raccolti

da qualcuno che non conosco,

entrano in un’ altra storia,

mentre la mia anima fluttua,

si dissolve nella nera notte.

 

 

 

PAROLA

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G. Apollinaire, La colomba

Si è levata la parola

dal mio centro pensoso

come acqua zampillante

al canto dell’ allodola;

ha tolto la tristezza,

ha lenito il dolore,

è salita dal buio dell’ anima

in un volo d’ uccello leggero

fremente e vago.

Dove andrà, dove poserà

le ali di malinconia,

dove guiderà il mio cuore

dubbioso e tremulo

avvolto in fasce di ricordi…

La parola è nata come luce

nel buio del silenzio,

dai pensieri della notte

dal pensiero del giorno

dal pensiero del tempo

che scorre per i secoli

e scava nel sentire

dell’ immenso universo.

E sarà pioggia, neve, vita, morte,

fiore, primo bacio d’ amore,

nostalgia dell’ ignoto

che abbraccia gli elementi

e sfugge ad uno spazio esiguo.

Dove riposerà la parola,

la libera emozione,

la tenera colomba dell’ aurora,

bianco astro di novilunio,

se non nel segno di un arcobaleno

dipinto nell’ azzurro

dalla furia del temporale.

Lasciatela così nella bellezza,

nella breve fuggevole illusione

dell’ armonico arco di colore.

©Marisa Cossu