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La vita

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Pablo Picasso, La vita, 1903

Cos’è mai la vita…

un viaggio da una stazione

ad un’altra sconosciuta,

un diario da riempire di parole,

di pensieri e di gesti ordinari,

una parentesi che s’apre in un grido di gioia

e si chiude nel silenzio.

In mezzo, il tempo dell’orologio,

la scansione delle stagioni,

i frutti, l’amore, la festa,

lampi di poesia e felicità

e l’ingiallirsi delle foglie,

i tuoi capelli di cenere,

qualche caduta e qualche colpo al cuore;

i giorni e le notti con la tua musa

e i ricordi, la colpa di vivere ancora,

mentre cadono i sogni

e coloro che ami vanno via.

Si, solo l’amore giustifica la vita,

rende chiara la meta

e il ritrovarsi oltre,

credere nell’infinito.

arisa Cossu

La mia sera

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La notte,Operadigitale

La notte, Opera digitale

La mia sera va di strada in strada

con i rumori e i profumi del giorno

già trascorso e la notte attorciglia

stellati rampicanti alla nascente luna,

si adagia sulla terra e sospende la vita

ai sogni che si apprestano nell’ombra

e si svelano bianchi, confusi, vaghi

nel sottosuolo magico del sonno.

Resto nel covo di una finestra aperta

dove anche un gabbiano ha fatto il nido;

ma non dormo, godo la notte tiepida,

penso al domani che ripete il tempo,

al gelsomino che si schiude all’alba.

© Marisa Cossu

Volevo costruire una città

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Taranto,Tamburi

Taranto,Tamburi

Da giovane volevo costruire una città,

issare una bandiera spavalda sulle torri,

entrare nelle stanze del potere

dove nessuno puo’ guardare;

sognavo di abbattere fumanti ciminiere

dipingere di verde gli autobus scrostati,

cancellare la scuola trasmissiva

e il politicamente corretto.

Volevo cambiare la gente qualunque,

quei borghesi piccoli piccoli

che non sanno creare e vivono

in comode, immorali roccaforti.

Da giovane lottavo per un mondo migliore,

mi appassionavo alla vita della città;

ma ora gli amici hanno famiglia

e molti sono stati travolti dalla vita;

altri sono andati altrove a costruire strade.

Ora scarseggiano ideali e bandiere

e se qualche sogno è rimasto,

lo lascio vivere dimenticato in un armadio

per indossarlo quando sono triste.

© Marisa Cossu

Treni

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Claude Monet, Treno nella campagna 1870

Claude Monet, Treno nella campagna 1870

Le travi parallele del soffitto

narrano storie di viaggi

in piccole stazioni di provincia

dove il treno sferragliando fumante

rallenta in nubi di vapore

e ti accoglie in sedili di legno.

Ora  breve è il viaggio:

intercorre tra due pareti bianche

il ricordo di un orologio fermo,

di ciuffi d’ erba, di alberi fuggenti

e libri sparsi sulla panca

delle fredde attese, altra vita,

altro tempo ed  altre strade

su cui i sogni non s’ incontrano mai.