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Amore

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(sonetto)

ABAB ABAB CDE CDE

 

 

A ragionar d’amore sosto ancora

con la passione dei bei tempi andati

e tu mi guardi proprio come allora

con occhi chiari, sempre innamorati;

 

nulla è mutato: stesso sole indora

questo tratto di vita; destinati

a perderci nel tempo che scolora

i ricordi, restiamo qui abbracciati.

 

Nasceva questo amore, tra il tuo mare,

i libri di poesia, un’emozione

e, nel pensarti altrove, già soffrivo:

 

ero fanciulla, non sapevo amare,

ma tra carezze e baci, e una canzone

che ancora ci commuove, ti seguivo.

Marisa  Cossu

 

ICARO

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Matisse, Il volo di Icaro

 

 

Mi prende voglia di provarci anch’io,

aprire di me stesso il labirinto

sciogliere il laccio da cui sono avvinto

 verso il sole volare come un dio.

 

Icaro guarda dal suo mito il mio,

larghe le ali che di pece ho tinto

-nel quadro di Matisse son dipinto-

attratto dal supremo barbaglio

 

del Sole eterno, e forte frenesia

 mi spinge dove non si può salire,

né mutamento aiuta a ritornare

 

della mia apoteosi in fondo al mare,

se non sciolto nel fuoco per morire,

uccello, uomo, qualunque cosa sia.

Marisa Cossu

 

Aspetterai

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Senza di me navigherai sperduto

per onde e mari dalle vaste rive

e non potrai voltarti per vedere

che cosa mi trattiene e lega a terra.

 

Aspetterai che il passero ritorni,

come ai bei tempi, a saltellarmi intorno,

che mi susciti amore e una carezza;

ma null’altro che il vuoto mi raccoglie,

 

la notte mi ghermisce per la veste,

 liquida mi discioglie nella forma

dell’acqua senza posa e sono fiume

 cantato dai poeti, quel Galeso

 

dove vivemmo il mito , il dolce vino,

l’incanto della prima giovinezza.

Tu, Sole, eterno passi in alto: segui

quell’arco che ci sfugge e in ombra muore.

Marisa Cossu

PRIMAVERA

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Nascono rose e viole

nello spoglio giardino

della dimenticata giovinezza;

come nel vuoto un frullio alato e nuovo,

l’attesa palpitante

dei miei giorni migliori.

E s’alza il rampicante gelsomino

dal mio cuore stellato;

ma non è primavera, non ancora:

forse un annuncio timido di quiete,

di un cadere più dolce delle cose

intorno risvegliate

dal magico apparire

di ciò che vive e regna

nel gelo che mi stringe

e tenero s’incarna

Tiepido sole apre le cento stanze

dell’ assonnato chiudermi in me stessa

dove si attarda ancora cupo il tuono

e s’alza il vento nell’eterna lotta

che scioglie la tristezza;

come nuvola bianca la sfilaccia

evanescente, ora da me lontana.

Penso al futuro e temo ancora l’ombra:

mi angustia che ritorni.

Marisa Cossu

 

 

Mi canta in petto

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Mi canta in petto talvolta

una canzone di meraviglia

per la lucertola addormentata

su un muretto di pietra

dove l’edera verde infittisce

un arabesco di foglie e rami

in un quadro di primo sole;

sopra un sasso glabro una lumaca

ricama un recinto di bava,

si racchiude nel segno lucente,

come pietra infissa nella terra,

si risveglia dal  sonno involontario.

Una scia di formiche nere da ore

percorre la stessa strada, una fila

impegnata nel compito della vita,

e tutto è fermo con il mio respiro.

Un piccolo uccello si alza in volo

ma non so dove vada, dove lo guidi

la ricerca dell’ istintiva felicità.

©Marisa Cossu

Estate

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E. Hopper, Stanze sul mare, Realismo americano, Art print

Ed è di nuovo estate …

l’afa entra dalle finestre,

urlano all’approdo sirene di navi,

odore di risacca, rumori della città,

la frenata di un’auto sotto casa,

il ventilatore che gira

su qualcuno che non c’è,

la mia scrivania con i fiori appassiti,

un nastro di polvere posato sui libri,

l’inizio di un quadro incompiuto

nei confini di una tela bianca,

un ritratto appena abbozzato,

un ricordo di quella che ero,

una biro su un foglio di carta,

la mia bocca senza respiro;

senza vento nulla che si muova,

le pareti con una traccia di sole,

l’unica cosa che viva.

© Marisa Cossu

 

Eclissi

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Eclissi solare-20 marzo-2015

Eclissi solare-20 marzo-2015

Ora ti offuschi come sole

in un cono di immensa rotondità;

volo per bruciarmi le ali

al fuoco originario della vita;

ma un lampo ramifica il sereno

di rossa elettricità,

paura  delle ore oscurate a un tratto

da un’eclissi interiore

senza rifugio, nella dispersione

del mio essere cosa;

vibrano voci di pensieri caduti

nello sciame di polvere stellare.

Pesa la memoria di luce

quando il cuore sparisce in una falce

di rimpianto e tu sei evanescente

come corona d’oro che scompare.