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Ma non si vede

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Ma non si vede il cielo

da questo tetto d’ombra

della città di pietra; ma l’afflato

dei vivi, anime oranti,

versa voci di attesa nell’eterno.

E camminiamo insieme all’accaduto;

della stessa sostanza vivi e morti:

il memore rimpianto del passato,

il distinguersi nel comune fato,

è illusione evocata,

è misura dei nostri passi incerti

nell’infinita logica del tempo.

Marisa Cossu

 

Guardare il cielo

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Scenografia per il Flauto Magico. Karl F.Scinkel, ” Cielo stellato della Regina della Notte”, 1815

 

Guardare il cielo

 

In giornate come queste, luminose e tiepide, di un autunno riottoso ad inoltrarsi nell’inverno, il cielo mi appare in tutta la sua azzurra vastità, mi invita ad espandermi in essa .

Sono nel posto giusto se penso di trovarmi nel punto in cui lo spazio e il tempo coincidono ed io sento di appartenere alla loro fusione nel percorso illimitato in cui la sostanza si compie nella meta.

Così torno al centro di me stessa e penso che l’unico modo di vivere e di morire sia guardando il cielo, dove ora un disco si accende e arrossa il mare oltre una coltre di pini.

Forse è l’ultimo tramonto della mia contemporaneità, l’unico modo di essere tra il giorno e la prima stella della sera nel movimento delle pietre che noi chiamiamo satelliti, pianeti, stelle, umanità.

Mi apro al senso definitivo dell’ordine come segno di un incantesimo che si ripete solo disperdendosi , tempo io stessa, qui ed ora.

Marisa Cossu

Il silenzio

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Il silenzio genera l’invisibile;

i pensieri prendono forma,

le cose respirano, si animano,

sussurrano il proprio nome,

si nutrono di solitudine,

emergono dalla memoria

e come stelle fisse

splendono di luce propria.

Nell’infinito volteggia

la lieve sostanza sospesa

della coscienza sommersa;

entra nell’abisso muto dell’io,

dove l’ignoto mai visto si svela

prima che il segno diventi parola,

la parola che scrivo, che sento;

una flebile traccia d’amore.

Marisa Cossu