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DOMANDE

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Albardili, L’ATTESA

 

 

Domande

Da dove vengo; forse da un silenzio

fattosi sangue per un grumo sciolto

da pietra di caverna;

forse dal lato spazio d’infinito

che non conosco e miro.

 Vago nell’esistente, la mia vera

ragione è scritta in questo manifesto

 di cose intorno al sole

e in esso senza peso mi rigiro.

 

Come si spiega questo tutto, avaro

di segni e di speranza,

in uno stesso luogo e stesso tempo

tra melma e fango, dove i morti tronchi

tagliano strade vuote;

e poi ristoro d’ acqua,

dove uno spento faro

imbianca la scogliera

fino a mostrarsi acceso, intermittente.

Lì depongo le braccia sanguinanti,

ali imbrattate dal terreno affanno,

dentro il dolore che mi ha ben nutrito.

 

E mi salvai per la vincente forza

di un volo di pagliuzze misterioso

che si levava al sole 

e con esso splendente trascinava

l’ultima spina di una bianca rosa.

Marisa Cossu

 

 

 

UOMO

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Picsart

 

 

Ho visto l’uomo travagliato e stanco,

alieno agli altri e forse anche a se stesso,

per una via di sassi e stretto al fianco

da un cilicio di colpa, sempre oppresso.

 

E quell’uomo ero io, quello il tormento

della mia corsa verso l’infinito,

da scontare vivendo in un momento

in cerca di me stesso e mai capito

 

da chi mi sfiora intorno, né dal cuore

di chi dice d’amarmi e non mi vede;

ed io continuo a vivere il furore

della follia che tregua non concede,

 

il desiderio di essere persona

e poi salire su un antico albero

dove voce divina più alta suona,

dove speranza mi conduca al vero.

 

Se abbraccio l’uomo, forse anche la pena

sarà spezzata come una catena.

Marisa Cossu

 

 

 

Rimorso

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Chagall Marc (2)

M. Chagall, Bacio

Rimorso

A volte s’alza un’ombra nella stanza,

la sensazione che ancora tu mi chieda,

con voce spenta e tremula, la fine

 del tempo che implacabile ti avanza

 ed io, impaurita, provo la mancanza

 di  emozioni più nette, sono preda

del sentimento vuoto del confine

che del mio agire frena la speranza.

 Ora mi brucia in petto quel rimorso

di aver permesso che soffrissi tanto,

dell’impotenza a vincere il dolore.

 Coi gesti mi chiedevi quel soccorso

che avrei voluto offrirti per incanto:

mi tratteneva Dio nostro Signore.

Marisa Cossu