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SARA

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Quadro (10)

S. Fiume, Donna velata in gioielleria

 

BALLATA POLISTROFICA MINORE

 

X Y AbCAbCCY  DeFDeFFY

 

Ma cosa hai fatto Sara! Adesso taci

 ed è chiusa al tuo pianto la speranza.

 

Ti sorrideva Amore e l’hai perduto

 per troppa gelosia:

scrutavi ogni suo gesto con sospetto,

in ogni dire lui pareva astuto

 cercavi per legarlo un’alchimia .

 fiato sul collo, senza alcun rispetto,

 vivevi d’ansia, un peso dentro il petto

ed ora la tua rabbia sopravanza.

 

L’amore come il vento non ha posa,

fugge a strette catene,

 di fiore in fiore vive la stagione

di giovinezza spensierata, estrosa;

 non accetta le pene

 di chi lo rende schiavo di prigione

A chi hai donato, Sara, l’emozione!

 Ora tu piangi , chiusa nella stanza.

Marisa Cossu

Il silenzio genera …

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Foto di Violeta Dajlji- Bukurie

 

 

 Il silenzio genera

l’invisibile vita delle cose

e qui nasce la danza

delle indurite forme

che nella vuota stanza,

escono dagli armadi e dalle teche

a respirare l’aria che lasciamo,

quando da casa usciamo

o mentre tutto dorme:

dai libri le parole,

dalla conchiglia l’alito del mare,

dall’orologio un battito di ciglia

e sul quadro cammina

sopra l’erba di un prato,

come se fosse vera, una bambina.

Magico vuoto pieno di parole

appena mormorate,

della mia assenza nutri un’altra vita.

Marisa Cossu

 

 

Il silenzio

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guttuso-61

R. Guttuso, Mimise che dorme, 1941

Il silenzio genera l’invisibile.

I pensieri prendono forma,

le cose respirano, si animano,

sussurrano il proprio nome,

emergono dall’ombra

e, come stelle fisse,

splendono di luce propria.

Volano nella stanza

le lievi sostanze mai viste,

entrano nel vasto abisso dell’io,

vivono, si nutrono di solitudine

prima che il segno diventi parola,

la parola che scrivo, che sento,

l’unica traccia d’amore.

Marisa Cossu

Non sei tu

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Frida Kahlo, Il Sogno, 1940

Frida Kahlo, Il Sogno, 1940

Non sei tu che dormi accanto a me:

in un sonno tranquillo giace il bambino

abbandonato nelle mani del tempo

che a me torna abbracciato come ad una madre.

Tu dormi, io ti guardo nella consuetudine

di averti accanto ogni notte e non conoscere

l’addormentato silenzio dei tuoi occhi.

Il tempo ci divide, mio caro,

tu sosti nella sognante dimensione dell’altro da me

e vai per una strada di ombre insensate;

io resto in questa stanza e ti guardo.

Io resto tra pareti reali, lenzuola, libri;

ti vivo per un’eternità di veglia,

invento gesti d’amore da dedicarti.

Entrano da indiscrete fessure filtri di sole

a ricordare la vita, quella fuori di noi,

quella in cui  necessariamente saremo soli.

©Marisa Cossu