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E viene il sonno

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Guttuso (2)

(Guttuso)

 

 

 

Infine consuma i pensieri

la notte

ed essi diventano schiuma

di sogni perduti, di rotte

smarrite, di piuma

 

soffiata lontano dal vento

che sale,

spartito di un tenue lamento

ruggente nel tempo ancestrale

che il sonno riesuma.

 

In stanze segrete del cuore,

notturno rifugio dal male,

l’immemore conta dell’ore

s’inoltra  sul filo fatale

e simile a morte dormiente

la notte in un algido telo

mi stringe nel tempo di un niente,

di un velo.

Marisa Cossu

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PRIMAVERA

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Nascono rose e viole

nello spoglio giardino

della dimenticata giovinezza;

come nel vuoto un frullio alato e nuovo,

l’attesa palpitante

dei miei giorni migliori.

E s’alza il rampicante gelsomino

dal mio cuore stellato;

ma non è primavera, non ancora:

forse un annuncio timido di quiete,

di un cadere più dolce delle cose

intorno risvegliate

dal magico apparire

di ciò che vive e regna

nel gelo che mi stringe

e tenero s’incarna

Tiepido sole apre le cento stanze

dell’ assonnato chiudermi in me stessa

dove si attarda ancora cupo il tuono

e s’alza il vento nell’eterna lotta

che scioglie la tristezza;

come nuvola bianca la sfilaccia

evanescente, ora da me lontana.

Penso al futuro e temo ancora l’ombra:

mi angustia che ritorni.

Marisa Cossu

 

 

STUPORE

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Jacob Collins, Tracce sulla neve, 2011

È un quadro la notte:

si gonfia di neve la finestra,

irrompe in silenzio

tra le ceneri dell’io

dimentico della vita,

dei giorni di meraviglia;

e la meraviglia

è nelle cento stanze

edificate dal tempo sullo stupore

del possibile divenire

di un nucleo di pura magia,

dove le parole sono numeri

e i numeri sassi già contati,

ammucchiati nell’accaduto;

ma lo stupore resta nella memoria

di un’altra notte candida

in un lontano paese di mare

dove la neve non esiste

ed appare ad un tratto

nell’incantesimo di un vecchio ulivo

spaccato, imbiancato dalla luna.

©Marisa Cossu