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Condizione

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70- Quadro (n.c.) (illusione della materia)

 

Ritroveremo quello che scompare

In una zona tra la vita e l’oltre

e resteremo attoniti a contare

luci che, avvolte in una spessa coltre,

 

arano nella nebbia le insidiose

corsie del nulla . Alla fine sapremo

dove si scioglie il nodo delle cose

e forse solo in quel confine estremo

 

si darà forma al tutto chiaramente.

Saremo libri scritti nella notte,

sillabe di un inchiostro trasparente,

fantasmi sulla scia di ignote  rotte;

 

la tirannia del tempo ci misura,

della pochezza umana non si cura.

Marisa Cossu

 

Nutrito dall’orgoglio

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17- The Stone

Barbara Missana, The stone

 

(sonetto caudato)

 

Nutrito dall’orgoglio e dalla fede

abita l’uomo nella propria vita

rubando il tempo su per la salita

di un aspro monte dove non si avvede

 

dell’ombra scura che lenta procede

alle sue spalle: con le lunghe dita

a lui ghermisce il sole, poi sopita,

attende di rincorrere le prede

 

allorché stanche, illuse e affaticate,

ai lembi di un approdo di confine

cercano ancora l’isola promessa;

 

ma ormai la forza non è più la stessa,

tutto si volge al medesimo fine,

e le certezze appaiono infondate;

 

altrove, reclinate

in un vano mistero sconosciuto,

dormono le ragioni del vissuto.

Marisa Cossu

 

Ora che il tempo

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Ora che il tempo inaridisce e gela

anche il soffio di un alito sul vetro

dalla finestra guardo naufragare

la vita già vissuta come l’onda

che sulla riva opposta si allontana,

mentre, tra i resti delle cose amate,

si adagia il mio pensiero e stanco sfoglia

il libro del mio vano divenire;

marino incanto che spumeggia e lotta

tra i venti e le tempeste,

campo di pane che alla trebbia piega

le spighe al suolo scuro.

Quando l’Estate macinava il grano

ero un uccello libero nel volo,

che di gazzarre poi faceva nido;

sempre quelle domande all’infinito:

dove va il vento, dove quel confine

che con un freddo brivido m’inquieta;

chi taglia i rami alle morte stagioni,

chi dell’Eterno svela il volto buono.

E domandavo alle notturne stelle

se l’attimo fuggente

sarebbe ritornato come allora

a parlarmi d’immenso;

ma passa il tempo. Dove va la vita

mentre di sabbia e pioggia ricoperti,

chiediamo in elemosina una luce

che ci consoli e ci ridoni amore.

Marisa Cossu

 

MALESSERE

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Klimt, Morte e vita

 

Ti vissi, vita, come una condanna,

dai miei dubbi in catene relegata,

senza sapere mai quel che mi affanna

né come il bene mi abbia abbandonata;

 

e vivo il tempo nella folle corsa

di giorni vuoti a tratti dominati

da brevi lampi e dall’acuta morsa

delle illusioni, di attimi segnati

 

dalla pena del vivere morendo,

aliena agli altri e forse anche a me stessa,

pietra di un cielo che non dà ritorno.

 

E alla volta del sole sto salendo:

solo adesso riappare la promessa

che dall’alto mi mostra il vero intorno.

Marisa Cossu

 

Il mio presepe

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Il mio presepe

 

Il mio presepe dalla culla vuota

tenero e antico mi sommuove il cuore

quando discioglie i veli del passato,

che passato non è col suo dolore.

E ancora inchioda al tempo

il mio tormento per il bambino

che più amavamo in terra

come splendente dono del Signore

e fu lucente stella messaggera,

un bel fiore sbocciato in una serra

e poi  lampo svanito

di una cometa alata

ormai discesa con l’argentea coda

tra gli angeli dipinti sullo sfondo

del perenne presepe senza luce,

dipinto in casa come arcaico segno.

 

Marisa Cossu

 

Se mi ami

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Amami questa notte,

amami ora, il tempo di una rosa

dai petali caduti come piume

sui leggeri respiri della notte.

Amami per un attimo

o lasciami per sempre nel mio sogno,

dove questa finzione appare vera

nell’ardita speranza del domani

che già scolora trepida,

nel vano mio destino senza sole,

se tu non m’ami o non sai darmi amore

nemmeno per quel petalo di tempo

che s’adagia sui nostri piedi nudi.

Marisa Cossu

 

Spesso incontrai

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Spesso incontrai il dolore e tristi note

versai nelle parole del mio foglio

che ancora nel profondo mi percuote

pur se non voglio;

 

spesso dimenticai la mia rovina,

i tentativi sono stati tanti,

ma impietosa memoria mi trascina

con i miei canti.

 

E risospinge nello stretto imbuto

ogni mio nuovo ardore, nel rimpianto

del più bel tempo che abbia mai vissuto,

goduto tanto;

 

forse era solo amor di giovinezza,

forse solo di un fiore la caduta,

l’unico bene nato alla bellezza

ormai perduta.

 

Marisa Cossu

(Ode saffica)

Cerco te

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Barbara Missana, Arlequin, 2012

Tra le cose perdute

o nel lento disfarsi di una rosa,

nei tesori d’argento incatenati

al percorso del vento,

nella tenera ombra di un’immagine

che ancora colpisce l’anima,

io cerco te, mio fuoco incandescente;

tra le rovine del cuore,

nella follia che cancella la luna,

e come una colomba di Magritte,

posa il vuoto di nuvola sulla mano;

cerco te, che versi la tua assenza

nelle ore di solitudine

e mi rechi i ritorni senza fermarti

in un refolo di maestrale,

affinché io continui a cercarti

nell’incerto sogno della vita.

Marisa Cossu

Spegnermi

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H. Matisse, Icaro 1947

H. Matisse, Icaro 1947

 

E dovrò spegnermi anche stasera,

addormentarmi e poi cedere al sogno,

forse morire un’altra volta,

ritrovare le cose che si perdono

dove cieli di carta e volti bianchi

avvolgono i miti della mente

che in altro modo ripete la realtà.

Sarà forse una traccia,

un frammento indistinto di coscienza

vivente nel nascondersi dell’io,

sogno ed essenza insieme,

immagine e realtà di abiti dismessi,

la cadenza di passi senza peso,

un abbraccio quasi simile al tuo,

forte e sicuro, sentito nell’estinguersi

dell’attimo di un tempo indefinito,

incolore, sbiadito, ormai lontano,

come contorni di lineamenti amati

ancora belli in un soffio d ‘amore,

evanescenti, in una vecchia foto.

Marisa Cossu