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Memoria persa (2)

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Frida Kahalo, Le due Frida 1936

 

 

Pane dorato, franto da una lama

di sole, ultimo raggio, è il volto tuo

 dai solchi della trebbia

 segnato ed appassito

 mentre crescevo, esile spiga d’oro,

sotto il tuo sguardo mite;

ma il grano muta in pane,

 in te si chiude di parola il suono;

negli occhi laghi di umido smeraldo,

dove i pensieri e la memoria persa

nei lembi della sera hanno dimora.

Il tuo viso di terra nutre ancora

la mia anima e il corpo:

 impallidiscono i confini noti;

il vento soffia le morte stagioni,

 scaglie impalpabili del tuo perderti

vanno lontano, lievi,

forse in un gioco d’ombra

dove ti seguo muta a poco a poco.

Ti sono madre nella triste pena,

fantasma d’espiazione,

e ti assecondo in questo strano vuoto.

Marisa Cossu

 

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Se ne va

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U. Tozzi, Temporale estivo

Se ne va col temporale

l’incantato stordimento dell’estate,

culmina in un tuono inaspettato

e resta l’umido odore della pioggia

in rigagnoli di schiuma

presso i margini dei pini.

Ancora vive il ricordo

dei lunghi giorni di luce

mentre il tempo abbraccia le ore,

allunga mobili ombre

e incide sulla terra

la sua ultima parola.

Marisa Cossu

Immagina

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Gian Carlo Calma, Il malessere interiore

Quando vedrai la terra

ricoperta di pietre

e il silenzio dei vivi

scenderà nel fossato

dei fantasmi…

immagina,

non arrenderti,

immagina e allontanati

dall’abisso di fango;

immagina

e vola più in alto

della sensibile realtà.

Tu, angelo stanco

dalle ali di pece,

immagina.

Marisa Cossu

Il mondo cade

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J. Martin, Apocalisse, 1851-53

Il mondo cade,

cade la notte,

cadono gli oggetti addormentati,

e la terra è vuota, nuda,

ferita dai pensieri costruiti,

antenne e grattacieli inclinati

ammassati nell’abbandono;

gli uccelli hanno piume di ferro

e ancora cadono

frammenti di immagini pensate;

il cielo è fermo in spirali d’ombra,

non ha più forma,

solo apparenza di cose già viste,

dorme sulle pietre rugose

incastonate nel ferro

e le pietre sono parole,

sono memoria indurita.

Perché tutto si svuota

in sottosuoli rovinosi

e altre macerie

innalzano trionfi morituri…

e non c’è neanche un fiore.

©Marisa Cossu

ABBRACCIO

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Frida-Kahlo-Amoroso-abbraccio-universo-dettaglio[1]

Frida Kahlo, L’abbraccio amoroso dell’ universo, 1949

L’ abbraccio infinito dell’ Universo

circonda la terra in mani grandi

dove ogni cosa nasce, si trasforma

e si spegne nel rito del ritorno.

Ci sono uomini, alberi e pianeti,

città di pietra, nel vasto mistero

che stringe l’ invisibile al visibile,

cosciente amplesso del dolore eterno,

presenza della vita e della morte;

ma brucia in  un grumo di sangue,

in un piccolo cuore pulsante,

il centro amoroso dell’abbraccio,

nella notte trafitto da un unico grido

dove gli opposti hanno la stessa voce,

sono la stessa semplice cosa,

costretti alla comune essenza

nell’accogliente ventre della terra.

© Marisa Cossu

La parte migliore di me

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P. Picasso, Sogno, 1832

P. Picasso, Sogno, 1832

Ecco la parte migliore di me,

l’invisibile particolare io,

celato ai più e forse anche a me stessa;

ecco il nucleo essenziale

stabile microcosmo delle logiche

interne agli opposti pensieri,

un complesso sentire disposto

in trame di oscurità e di luce

nel vuoto di una solitudine

cercata in mari di memoria

tra flussi di segrete passioni

e nuvole di orizzonti perduti;

il meglio di una vita sospesa

tra la piena coscienza di sè

e l’incertezza dell’essere cosa,

una piccola pietra pensante,

la parte migliore di me, bella

nella falce di luna calante,

un mutevole cuore di terra

avvolto nella rosa dei venti

su cui ancora nascono fiori.

Sento che un giorno

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The-Lost-Gardens-of-Heligan[1]

The lost gardens of Heligan

Sento che un giorno stringerò la terra

nella pausa del sonno in fredde mani

dove il buio perenne già mi afferra

e già discende il gelo del domani.

E tu sarai nei fili d’erba nuova

sul mio corpo di materia verde,

ti chiederai quale velata prova

unisca ancora ciò che poi si perde.

Io ti vedrò dal tempo consumata

con altri occhi d’ invisibil forma

come falce di luna inabissata.

Tu seguirai colei che non ritorna

senza voltarti a scorgere la luce

della fiamma solare che mi adorna.

© Marisa Cossu

Io sono il fiume

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Gravina di Laterza, Taranto

Gravina di Laterza, Taranto

Io sono il fiume scarso,

povero d’acqua,

nato dalle pietre assolate

dell’avara terra del Sud;

scorro per la Gravina

tra nascoste grotte rupestri

e basiliche dipinte sulla roccia.

Non voglio essere altro

da quest’acqua salmastra

sgorgata da un anfratto,

non voglio essere altrove,

accetto che qualcuno

mi nasconda nel tempo

come ruga calcarea.

Ed abito il mio corpo

come l’acqua abita il cuore

della terra e la disseta;

in me ha senso la lotta

del germoglio che non vede la luce,

il gemito del seme soffocato

ancor vivo nel suo grido,

la tristezza dell’albero

privato dei suoi fiori

dall’improvviso gelo

di una notte.

Voi non sapete…

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Monet, Studio di ulivi  1884

Monet, Studio di ulivi 1884

Voi non sapete, amici,

in quali città mi condusse

la vita; per quali periferie

è passata la mia anima

su strade ridenti o sterrate,

dove lasciai il mio cuore

per le cupole d’ oro di basiliche,

per gli alti grattacieli

o per le semplici case

di paesi mediterranei.

Voi non sapete, ed ho dimenticato,

quali amori ho perduto

nella furia dei passi verso casa,

e non sapevo come fosse lontana;

voi non sapete,

quali suoni ho rubato alle canzoni,

ai gesti delle mani, all’ espressione

di fuggevoli sguardi;

quali pensieri sono venuti a me

dai  libri miei compagni

delle chiare notti di gioventù.

E non so spiegare il perché

da ogni terra io sia fuggita

come ladra furtiva.

Vedevo un solo luogo

più adatto a me,

una zolla di ulivi senza tempo

incoronata dall’ azzurro mare.

Prime sensazioni settembrine

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KahloAbbraccioAmorevole[1]( Frida Kahlo, L’ abbraccio amorevole dell’ universo 1949)

Già la notte discende

tra le violacee sete del tramonto;

ora il giorno è più breve

svanisce nella sera

e già si annuncia vivida la luna.

Più veloce trascolorando il tempo

tinge di luce dolcemente spenta

mentre il  sole oramai ripiega i raggi

sulle terrazze bianche,

poi si perde lontano

dove il  blu  separa netto

la linea curva tra la terra e il cielo.

Già Settembre ha versato,

con la precoce oscurità del giorno.

ombre della malinconia;

è bastato il presagio

a ridestare intatta la memoria;

viene presto la notte

con la magia del sonno e del silenzio

a chiudere il rumore,

e bussa alla chiusa porta dei poeti,

per mitigare l’ ansia degli affanni

della  vita nell’ oblio.

Ad occhi chiusi, dischiudo la mia porta

e cerco la mia sera

per raccogliere i sogni  già fuggiti

in sentieri di sale;

bruciati, li conduco dentro il cuore,

nel profondo di un pozzo inesplorato

dove la luna è specchio del mio viso.

Abito questa notte settembrina

come parte del tutto che mi chiama

con la voce del fiume e della terra

lasciati nel distacco.

Con te, Settembre,

metafora del tempo che ricorre,

voglio restare muta,

nell’ acqua di quel fiume che mi prende

e cambia lo scenario della vita.

Regalami una sera, come allora,

con l’ uva della pergola ricolma

e la luna…la luna,

il suo volto adombrato,

grande, rotondo e chiaro

…la luna sul mio corpo,

l’ odore della terra umida e molle.

Ridammi ciò che persi

della mia giovinezza

per gli aridi sentieri già trascorsi.