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SARDEGNA

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                            18_Sardische-Bronzen[1]c_tribu_uta[1]

                                                            ( Bronzetti nuragici, VIII-VII sec. a.C )

Isola di tutti i venti

del Libeccio e del Maestrale,

dell’umido Scirocco,

delle torri di pietra,

delle coste rosa.

Isola del mare verde

e scarsi pascoli erbosi;

isola della sete

di rocce e nascondigli;

isola inesplorata

dalle lagune salmastre

dove uccelli rosa

aprono le larghe ali;

isola della palude

dei vegetali arbusti

innalzati dall’ acqua

in cerca della luce.

Isola di asinelli grigi,

talvolta bianchi,

 odorosa di mirto,

del profumo di mare,

dei sughereti pallidi e fitti.

Isola di solitudine,

disgiunto , estraneo

abbandonato granaio…

Esisti ancora

con le semplici case

di paglia e fango

nei piccoli paesi

del Campidano

dalle esigue sorgenti

presso il mare,

o ti vede soltanto il mio ricordo?

LA MIA ISOLA

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160-capriccioli__costa_smeralda_sardegna[1]  (Sardegna, Costa Smeralda )

Sul muro del ricordo

sale il glicine

dagli azzurri pampini,

immagine scolpita

nell’intimo giardino

della mia isola.

Il vento soffia canzoni di mare

in zufoli di conchiglie;

sulle rocce marmoree

si arrampica il cappero

con stellati occhi bianchi,

tra i cuori verdi

delle spesse foglie.

Pulsa la voce della marea

sulla costa sabbiosa;

il coniglio corre di tana

in tana, selvatico e veloce

tra cespugli di mirto;

uccelli rosa aprono le ali

nel vicino canneto.

Il nuraghe è lontano

come il mio ricordo,

bruciato da troppa distanza.

E gli asfodeli tingono d’ azzurro

un improvviso prato

presso il mare,

mentre io cerco

un solo fiore bianco.

La Palude degli Uccelli

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Uccelli rosa hanno tinto

il letto scuro della palude

dove argentei vegetali

e fiori acquatici

disegnano sinuose trame

tra i canneti di Pabillonis.

Stormi neri,

densi annunci di pioggia,

apprestano aeree danze

oltre le chiome dei salici.

Donne severe recano

brocche di creta

sul capo dal mento alto

muovono verso l’esigua sorgente.

Occhi di antiche conchiglie

guardano, immemori e incorrotte

da una vita già trascorsa,

gesti pietrificati in statue di creta.

Nel morbido limo

qualcuno ha lasciato

orme di terra rossa, sanguigne ferite

lambite appena dall’ acqua,

Sgorga la sotterranea linfa

con salmastro liquore…

e nei canneti scalpitano i cavalli

dalle lunghe criniere.

Marisa Cossu