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Fitta la pioggia

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(“e piove in petto una dolcezza inquieta”)

SONETTO

Fitta la pioggia semina il suo canto

mentre tu, Dora, siedi sul divano

e le gocce ripetono quel pianto

confuse con i punti della mano

 

che corre lieve a disegnare un manto

di verdi sogni in un tempo lontano

e l’altalena dondola soltanto

perché il vento la spinge piano piano.

 

Altrove si è disciolto ciò che amavi,

-sotto altra pioggia la morte non ha voce-

ma nulla la tua anima disseta

 

“e piove in petto una dolcezza inquieta”*,

per ogni goccia un viso ed una croce.

Mi torna in mente quando tu cantavi.

Marisa Cossu

  • Verso di Eugenio Montale

 

E viene il sonno

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Guttuso (2)

(Guttuso)

 

 

 

Infine consuma i pensieri

la notte

ed essi diventano schiuma

di sogni perduti, di rotte

smarrite, di piuma

 

soffiata lontano dal vento

che sale,

spartito di un tenue lamento

ruggente nel tempo ancestrale

che il sonno riesuma.

 

In stanze segrete del cuore,

notturno rifugio dal male,

l’immemore conta dell’ore

s’inoltra  sul filo fatale

e simile a morte dormiente

la notte in un algido telo

mi stringe nel tempo di un niente,

di un velo.

Marisa Cossu

PRIMAVERA

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Nascono rose e viole

nello spoglio giardino

della dimenticata giovinezza;

come nel vuoto un frullio alato e nuovo,

l’attesa palpitante

dei miei giorni migliori.

E s’alza il rampicante gelsomino

dal mio cuore stellato;

ma non è primavera, non ancora:

forse un annuncio timido di quiete,

di un cadere più dolce delle cose

intorno risvegliate

dal magico apparire

di ciò che vive e regna

nel gelo che mi stringe

e tenero s’incarna

Tiepido sole apre le cento stanze

dell’ assonnato chiudermi in me stessa

dove si attarda ancora cupo il tuono

e s’alza il vento nell’eterna lotta

che scioglie la tristezza;

come nuvola bianca la sfilaccia

evanescente, ora da me lontana.

Penso al futuro e temo ancora l’ombra:

mi angustia che ritorni.

Marisa Cossu

 

 

Perduto amore

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G. de Chirico, Pianto d’ amore

Nuvole vanno dal pensiero al vento

mentre mi stringe al petto il mio patire,

il fuoco che bruciava ora s’è spento

in un gran vuoto che non so capire.

 

Ansia mi prende e un grave peso sento,

intimo male duro da lenire,

quando cancella il vero sentimento

di questo amore che non può finire;

 

racchiudo versi in piccolo sonetto

a ripensare al nulla che mi assilla,

persa mi sento  in questa cupa assenza;

 

quasi vien meno il ben dell’intelletto

né trovo un fine per la mia presenza

ora che spenta è l’ultima scintilla.

Marisa Cossu

Cerco te

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Barbara Missana, Arlequin, 2012

Tra le cose perdute

o nel lento disfarsi di una rosa,

nei tesori d’argento incatenati

al percorso del vento,

nella tenera ombra di un’immagine

che ancora colpisce l’anima,

io cerco te, mio fuoco incandescente;

tra le rovine del cuore,

nella follia che cancella la luna,

e come una colomba di Magritte,

posa il vuoto di nuvola sulla mano;

cerco te, che versi la tua assenza

nelle ore di solitudine

e mi rechi i ritorni senza fermarti

in un refolo di maestrale,

affinché io continui a cercarti

nell’incerto sogno della vita.

Marisa Cossu

Poesia

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Un mio fantasioso dipinto

 

 

Un giorno forse rivedrò la strada

che a te conduce, trepida poesia,

dove la luna sbianca la contrada

e scorre il fiume della nostalgia

 

di te, nascosta voce, eco d’argento,

che in me risuona con le dolci note

di una chitarra liberata al vento

lieve memoria di parole ignote,

 

e mai potrò rubarti un sol momento,

come un castigo sei per chi ti ama.

Librato in bianche  nuvole remote,

 

in cerca di poesia va il mio tormento;

ma tu, sfuggente,  sei colei che chiama

dal nascondiglio con le mani vuote.

Marisa Cossu

 

 

Veglio stasera

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Helena Nelson-Red, pittrice contemporanea americana

Veglio stasera.

Veglio i tuoi occhi addormentati,

i tuoi capelli di seta chiara,

la piega serena delle labbra

e il respiro che levi

dolce e impercettibile

profumato dall’ultimo bacio.

Silenziosa la notte siede

tra il nostro sogno e l’infinito,

regina incoronata di stelle,

sull’ampio trono che ci contiene.

Com’è vaga l’immensa profondità

che ci avvolge quando intorno sale

il lieve brontolio del temporale

che altrove s’annuvola,

e il vento geme in un suono di pianto

tra i rami di un bosco dimenticato.

Scorre il fiume delle emozioni

sui  sassi levigati dal tempo

con tenera forza di memoria

per versarsi in un canto

di fresche acque biancheggianti,

dove s’insinua in un’ansa smarrita

e danzano esili canne curvate dal vento.

L’Estate entra dalla finestra

in un ricordo di luna chiara

… e com’è chiaro lo sguardo

che immagino sul mio corpo

in quest’ora di veglia!

Invento gesti di tenerezza

per il domani;  e saremo soli:

quando il trono scompare,

la regina prepara un’altra notte,

siede tra altri amanti,

trama altri sogni, nuove veglie.

Per noi soltanto il giorno sarà vero.

Marisa Cossu

Il vento piange

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Johon William Waterhouse, Ofelia, 1889

Il vento piange,

tra le braccia degli alberi

è un verso di legni spezzati,

un singhiozzo di foglie strappate;

il mio amore è un bambino

abbandonato nel bosco;

perché non ti ho trovato,

perché non sono salita sui rami

in un vortice aereo

per carpire il tuo mistero?

Avrei dovuto piangere

con il vento e addormentarmi

per sempre tra le tue braccia.

©Marisa Cossu

 

 

E sarà la notte

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Quando il mare avrà cantato

tutte le canzoni e le conchiglie

non avranno più voce;

quando gli uccelli avranno smesso

di attraversare l’orizzonte

nella dorata vastità del tramonto;

quando sulla terra gli alberi

avranno perso le foglie

al soffio del vento

ed io sarò l’ultima, tremante,

pronta a volare nel mormorio

di quelle appena ammucchiate

in un vortice d’aria dimenticato;

…E sarà la notte.

Allora l’infinito aprirà le braccia,

mi stringerà a sé, cosa tra cose,

lamento e gioia di un attimo di verità.

E tu dove sarai, in quale gioia

o dolore dovrò cercare la tua forma

perché la tua bellezza ancora riempia

il vuoto scavato dalla notte.

© Marisa Cossu