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UOMO

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Ho visto l’uomo travagliato e stanco,

alieno agli altri e forse anche a se stesso,

per una via di sassi e stretto al fianco

da un cilicio di colpa, sempre oppresso.

 

E quell’uomo ero io, quello il tormento

della mia corsa verso l’infinito,

da scontare vivendo in un momento

in cerca di me stesso e mai capito

 

da chi mi sfiora intorno, né dal cuore

di chi dice d’amarmi e non mi vede;

ed io continuo a vivere il furore

della follia che tregua non concede,

 

il desiderio di essere persona

e poi salire su un antico albero

dove voce divina più alta suona,

dove speranza mi conduca al vero.

 

Se abbraccio l’uomo, forse anche la pena

sarà spezzata come una catena.

Marisa Cossu

 

 

 

Difesa

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I lavori di pittura della giovane artista Rita Nocera

I lavori di pittura della giovane artista Rita Nocera

Fingere il meglio,

dissimulare l’ansia

del vivere ogni giorno

inchiodati dal tempo

a una stessa tela;

il deserto è miraggio,

la voce relazione,

l’amore è amore

senza se, senza ma.

Credere che sia vera

l’illusione

e non rialzarsi

finchè non cade il sole.

Marisa Cossu

Poeti

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Stormi migranti ( imm. dal web)

Si può cadere talvolta in un vasto silenzio,

in un cupo incanto di solitudine

dove vivere è finzione e il malessere avvolge i sensi.

Qui i fiumi risalgono impervi declivi,

gli alberi sono liquide ombre sospese,

nulla è come sembra.

La stanchezza del vivere ti prende,

ti assale la vita,

ti ruba pensieri e parole e non sai più chi sei,

se ci sia un luogo della tua anima per riposare

in te stesso, nascondervi fili di poesia.

Io sono un uccello impigliato alla croce di un campanile,

il grido strozzato trascorso nel labirinto dell’essere

di una debole realtà imprigionata;

sono un’ombra di fumo fremente, la forza di un libero volo…

E voi amici, stormi migranti dall’unisono canto,

partite dalle spiagge d’Oriente

e siate qui al tramonto per il compianto

quando un estremo battito d’ala,

dirà che muore uno di voi,

un solitario poeta e, in alcun modo,

sarete capaci di salvarlo.

Marisa Cossu

Non un fiume

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Bocklin, L’isola dei vivi, 1888

Non un fiume divide

la città celeste

dal dolore dell’uomo,

non un fuoco o un castigo,

ma un assurdo silenzio,

un’afflitta pena d’odio,

il piangente malessere

del vivere ogni giorno con se stessi

e sentirsi smarriti in luoghi alieni.

Ciascuno afferra il suo sospeso segno,

una fatua favilla che rischiara

il timore dell’essere disperso

nel vuoto personale del non-senso;

ma brilla per un tempo troppo breve

il lampo di riflessa luce e scalda il cielo;

ciascuno cerca l’isola felice

fuori di sé e ne segue la traccia

di sogno e di illusione,

personifica Stige come dea

nel tempo che separa le due sponde.

Invisibili

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Magritte, Impero della luce

Ci sono cose che non vedremo mai;

ci sono alberi, uomini, città

invisibili, sebbene esistano

in meccanicistiche realtà.

Ci sono uomini e verità

nelle inesplorate cavità

della conoscenza imperfetta

che non sanno di vivere

e non sanno che noi viviamo.

Ciò che non incontriamo

sullo stesso nastro del tempo

o nelle remote dimensioni

dell’anima, non ci appartiene

se non nell’egocentrico valore

della contemplazione di noi stessi.

Di cristallo

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La donna di cristallo costringe la trasparente forma nella protetta fragilità della vetrina, esposta agli sguardi, nell’ intoccabile spazio in cui non entra un fiore vivo o il pulviscolo attraversato da un nastro pallido di sole.

Trattiene la perfetta trasparenza del corpo, cesellato da valenti artigiani, nell’ effimera azzurrità di una luce riflessa, il sinuoso corpo senza vita, senz’ acqua per la sua sete d’ immensità.

E già il tempo le assegna l’inamovibile e rappresentativo ruolo icastico, consegnato per sempre ad una superficiale visione, ad una esteriore bellezza priva di respiro; cosa fra cose pietrificate nella storia, passate in memorie non più fruibili.

Ma se qualcuno, per caso, aprisse la vetrina e dalla teca cadesse quella forma inerte;

se mille nuclei di stella, mille infinitesimali cristalli, risplendessero altrove, fuggiti all’ immobile significato di vetro, in rigagnoli di ruscelli che portano altre lucide pagliuzze fino al mare;

se disfacendo se stessa, la sua forma divenisse pensiero, nome , essenza…se…

…Se qualcuno potesse liberare un’ idea, un sogno,  un desiderio di cambiamento, risvegliare la voglia di vivere.