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Verità

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Quadro  (allo specchio)

 

Disegnavi con le mani

le tue parole,

i pensieri volavano lievi,

come ali d’uccello

discorrevano sulle labbra

in versi brevi.

 

E sorridevi con gli occhi,

con il corpo illuminato

dall’interno splendore

della tua intima verità,

io già ombra del vissuto

abbandonato alla sera.

 

Non appariva immagine

di forme, linee o punti,

sospesi ai fili delle dita,

destavi senza voce

dal nascondiglio

del tuo essere esistito,

il desiderio di possederti

bene infinito e nudo.

 

Oh divina presenza,

all’apparire ti mostravi vera,

l’essere nell’assenza nascondevi.

Nel divenire incerto della vita,

la mia ombra sbiadiva con la sera

e a me l’avaro tempo ti rubava.

Marisa Cossu

 

 

 

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In cerca di poesia

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8da476f72f06a276b1f930cdb28c21f1_XL[1]In cerca di poesia, di senso e di parole

cammino per un fiume senza sponde:

ci sono alberi ingoiati dalla notte

piantati nella palude del vuoto,

un uccello nato dalla mia mente

fugge tra rami dove la luce

è divisa da alti pioppi emersi,

senza radici corrono dietro al sole,

seguono come ombre lineari

la cetra di un dio, si muovono,

si spengono nel tramonto,

sillabano con il vento il loro senso,

si levano dal mio tronco d’ anima,

trascinano il mio vuoto altrove.

 

La mia voce è un balbettio

ripete sillabe e lettere, non è  parola.

La parola è in alto, dove non ho forza,

troppo perché possa raggiungerla.

Il suono e  la ragione, nascono

da quel  vuoto sradicato,

da un ferro conficcato nella carne,

da una rossa ferita che grida il dolore

e da quel sangue sale e respira,

esce da un vasto  corpo di terra;

non ha limiti l’attesa,

la parola si forma, zampilla,

è segno della ferita scavata

nella solitudine visionaria

di un mistero inconoscibile,

cicatrice e nuova creatura.

©Marisa Cossu

 

 

 

L’allodola

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Cappellaccia_volo[1]

Già l’allodola canta,

con l’aurora sbiadiscono le stelle,

la luna diafana scompare.

E appare l’alba

con il canto salita dai campi

dove cresce il grano,

ma subito lontana, un frullo d’ali,

un lieve soffio al limite del giorno.

Così fugace è il canto,

la carezza sui corpi abbandonati

nell’ultimo respiro della notte,

la materia sospesa nel silenzio violato

di un fuggevole amore, evanescente eco

di una voce che si perde lontano;

ma noi la tratteniamo,

ancora per un poco, con lunghi abbracci,

nel nido di una dolce aurora

solo da noi creata.

                                                                             © Marisa Cossu

Adesso andiamo…

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images[1] (5) Taranto, fiume Galeso

Adesso andiamo, mia voce,

presso il Galeso

tra le segrete rive dove scende il salice

tra foglie leggere, ora sparse tra rovi

in un angolo di estraneità,

a guardare l’ antico fiume

cantato dai poeti,

che scivola nel mare

sgorgato da una roccia glabra.

E’ tempo di creare un nuovo canto,

come l’ acqua venuto

da un sommerso mistero,

dall’ emozione azzurra palesata

in un tratto di cielo all’ improvviso.

 

” Quell’ angolo di mondo a me più di ogni altro sorride ”

Orazio

QUANDO TU APPARI…

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0001[1]  (G. De Chirico, Ettore e Andromaca, scultura 1970)

Quando tu appari

prendo forma e voce,

esco dal vuoto

del sipario muto

in cui mi avvolgo;

esisto se mi guardi,

in te ha senso il mio nome

se mi chiami.

Quando tu appari

mi accorgo del mio corpo

e divengo l’ immagine

scolpita dai tuoi occhi,

donna, altra da me,

che tu colori con i tuoi pensieri

e rendi viva come per magia,

donna che ti conosce,

ti prende come sei,

donna che, quando appari,

si spoglia di se stessa

per rivestirsi del tuo desiderio

…e non ha voce

se non per parlare

della bellezza della nostra vita.

Quando tu appari,

prende forma e voce

l’ unica cosa certa:

il mio amore per te

e non importa

se è solo un’ illusione.