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Mi canta in petto

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Mi canta in petto talvolta

una canzone di meraviglia

per la lucertola addormentata

su un muretto di pietra

dove l’edera verde infittisce

un arabesco di foglie e rami

in un quadro di primo sole;

sopra un sasso glabro una lumaca

ricama un recinto di bava,

si racchiude nel segno lucente,

come pietra infissa nella terra,

si risveglia dal  sonno involontario.

Una scia di formiche nere da ore

percorre la stessa strada, una fila

impegnata nel compito della vita,

e tutto è fermo con il mio respiro.

Un piccolo uccello si alza in volo

ma non so dove vada, dove lo guidi

la ricerca dell’ istintiva felicità.

©Marisa Cossu

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L’allodola

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Cappellaccia_volo[1]

Già l’allodola canta,

con l’aurora sbiadiscono le stelle,

la luna diafana scompare.

E appare l’alba

con il canto salita dai campi

dove cresce il grano,

ma subito lontana, un frullo d’ali,

un lieve soffio al limite del giorno.

Così fugace è il canto,

la carezza sui corpi abbandonati

nell’ultimo respiro della notte,

la materia sospesa nel silenzio violato

di un fuggevole amore, evanescente eco

di una voce che si perde lontano;

ma noi la tratteniamo,

ancora per un poco, con lunghi abbracci,

nel nido di una dolce aurora

solo da noi creata.

                                                                             © Marisa Cossu

PAROLA

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apollinaire004[1]

G. Apollinaire, La colomba

Si è levata la parola

dal mio centro pensoso

come acqua zampillante

al canto dell’ allodola;

ha tolto la tristezza,

ha lenito il dolore,

è salita dal buio dell’ anima

in un volo d’ uccello leggero

fremente e vago.

Dove andrà, dove poserà

le ali di malinconia,

dove guiderà il mio cuore

dubbioso e tremulo

avvolto in fasce di ricordi…

La parola è nata come luce

nel buio del silenzio,

dai pensieri della notte

dal pensiero del giorno

dal pensiero del tempo

che scorre per i secoli

e scava nel sentire

dell’ immenso universo.

E sarà pioggia, neve, vita, morte,

fiore, primo bacio d’ amore,

nostalgia dell’ ignoto

che abbraccia gli elementi

e sfugge ad uno spazio esiguo.

Dove riposerà la parola,

la libera emozione,

la tenera colomba dell’ aurora,

bianco astro di novilunio,

se non nel segno di un arcobaleno

dipinto nell’ azzurro

dalla furia del temporale.

Lasciatela così nella bellezza,

nella breve fuggevole illusione

dell’ armonico arco di colore.

©Marisa Cossu

ALLA FINESTRA

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                                             Magritte%20(finestra)[1] ( Magritte, Finestra )

Ancora qui son ferma

e mi ritrovo dove tu eri

quella sera e sei.

Il tempo non esiste

se io ti vedo padre,

tutti ti rivedranno

nel posto in cui solevi

restare in piedi presso la finestra

a guardare la vita

che per altri scorreva frettolosa

lungo il viale alberato

carico di  fogliame

 e di canori uccelli.

Sempre uguale a se stesso

il paesaggio,mentre tu

ti avviavi dolcemente

al cambiamento estremo

consapevole e stanco,

pronto al volo

senza saper volare.

Il tempo non esiste…

noi siamo ancora qui

in questo lembo di sera

alla finestra

e mi regali un ultimo sorriso.